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 Racconto: L'uomo in nero (parte I)

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Borgh
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MessaggioTitolo: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Mar 9 Mar - 19:25

Anno 2047, 89 anni dopo il decadimento del mondo.



Giornata pallida e tranquilla annunciava il mattino. Il piccolo villaggio di Trona si svegliava cullato dal dolce brontolio delle onde infrante tra gli scogli imbruniti. Il fornaio aveva aperto la sua bottega già da un pezzo e l’odore caldo del pane che veniva fuori inebriava l’aria e riscaldava il freddo respiro dei Troniani. Al fornaio seguirono ben presto i pescatori. Fu poi il turno del fabbro ed infine dell’oste, che nel risveglio era preceduto anche dai suoi fedeli clienti i quali, di buon ora, aspettavano l’aprirsi del portone di quell’osteria senza nome.

Trona si trova all’estremo nord dell’isola Guhal (ex Sicilia), battezzata così da Arestano di Gualla, colui che tentò, invano, di riunire i piccoli villaggi e le poche cittadine dell’isola sotto un unico re per formare un piccolo regno. Fu appoggiato da meno di mezza metà della popolazione isolana e, imboccando una via violenta assieme ai suoi accoliti, cercando di impossessarsi di ogni singolo villaggio, fu catturato e decapitato da Olester Gruniack, capo villaggio di Velbath, a ovest di Trona.

Poche decine di case più qualche piccola bottega formavano il villaggio, che contava circa trecento anime. Sorgeva a circa venti metri dalla costa e la vegetazione era piuttosto scarsa. Per lo più il terreno era nudo e polveroso. Soltanto qualche chiazza d’erba appariva qua e la. Il perimetro del villaggio era delimitato da una palizzata in legno alta quasi sei metri, mancante soltanto nella parte nord, ove sorgeva il mare, distinta da un piccolo molo. Il portone d’ingresso, che dava verso sud, s’apriva sull’agghiacciante scenario offerto dalle rovine di un paese che prima sorgeva da quelle parti. La vecchia strada, o quel che ne restava, del paese antico lo collegava direttamente a Trona. Seppur la via era pericolosissima, per i mercanti provenienti da sud era l’unica da prendere. Non sempre infatti la merce arrivava a destinazione. Per fortuna il mare dava cibo al piccolo villaggio e le ingenti scorte di farina che riempivano il magazzino bastavano per mesi a rifornire i Troniani di pane. La preoccupazione principale erano le munizioni per le armi da fuoco.

Il fabbro cominciò a battere il metallo rovente. L’aria era scossa ad ogni singola martellata. Il suo ticchettante frastuono risuonava per centinaia di metri. Non s’udiva altro in quella tranquilla mattina di Settembre.

Tutt’un tratto il monotono ticchettio del metallo battuto fu sovrastato da un lontano urlo squarciante l’aria.

- Cos’è stato?- disse scattando Roiolo, cinquantenne scapolo seduto all’osteria e attento a non versare nemmeno una goccia di vino dalla brocca che teneva in mano avidamente.

- Non ne ho la più pallida idea Roiò!- ribattè Freuss, il compare coetaneo seduto accanto a lui – non voglio nemmeno saperlo…viene da laggiù! Dalle rovine!-

- Chissà quali spettri alloggiano tra quelle macerie! Non so a chi potrebbe venire in mente di andarsene da quelle parti…che folli!- disse Roiolo portandosi la brocca alle labbra.

Un secondo urlo squarciò l’aria.

- AHAHAHAH….sarà qualche sgualdrina non contenta della dote del suo amante! AHAHAHAH! - continuò Roiolo, che rideva a singhiozzi soffocati tali da farlo diventare più rosso di com’era grazie al vino. Lo seguì l’assordante e stridula risata di Freuss. I due erano già imbibiti di vino alle nove del mattino.

- BRINDIAMO A TE! PICCOLA BAGASCIA! AHAHAHAH- continuò Freuss.

Il secondo urlò echeggiò alle orecchie di tutti gli abitanti svegli del villaggio, i quali si precipitarono fuori dalle botteghe o dalle case in preda alla curiosa ansia.

- Cos’era? Qualcuno ha visto? Che succede?- cominciarono a dirsi l’un l’altro sbigottiti. Restarono lì, impalati in preda al panico. Da quelle parti non erano comuni le urla. Al loro suono si scatenò la paura tra i Troniani. Il villaggio era protetto da un piccolo corpo armato dotato di archi e frecce , corpetti in metallo, ricavati da avanzi di rottami, piccole spade e qualche revolver (dei quali le munizioni erano troppo scarse e tra l’altro non prodotte internamente alla città ma acquistate da Miesa, cittadina a tre giorni di cavallo), che contava miseramente quindici uomini, i quali si limitavano a tener d’occhio il perimetro della palizzata, sulla quale, in prossimità del portone d’ingresso, vi era un piccolo mortaio. Fortunatamente i dintorni erano abbastanza tranquilli: nessuna guerra in corso, nessuna strana creatura in giro, niente di niente. Solo quelle urla s’udivano, che s’avvertivano essere d’aiuto.

Tutti s’agitavano, ma nessuno faceva niente. Fuori dalle mura i Troniani si sentivano impotenti.



Tra le rovine una ragazza correva. All’impazzata cercava di scappare da qualcuno, o qualcosa, inciampando qua e la e dirigendosi verso Trona. Il pallore della sua pelle era macchiato dal sangue che le colava da una ferita procuratasi alla testa durante una caduta. Capelli ondulati, rossi ramati e occhi del color dell’acqua marina. Un velo bianco strappato e lacerato tentava, non con molto successo, di nascondere le sue nudità.

Scappava e per la foga inciampava. Urlava e dal terrore piangeva. Inciampò per l’ennesima volta e storcendosi la caviglia cadde a terra, esausta. Si girò e li vide comparire: tre uomini alti e possenti, che ridendo la inseguivano. Vedendola a terra smisero di correre e cominciarono ad avvicinarsi lentamente e con andatura spavalda. La ragazza era sconvolta. Continuava ad indietreggiare strisciandosi per terra e stringendo i denti dal dolore.

-Dove scappi bellezza!?- disse uno dei tre.

-Già…dove credi di andare!? Non ti farai male, tranquilla! AHAHAHAH!- continuò l’altro.

I tre avevano un corpetto i cuoio e dei jeans malandati. Due Armati di spada e pugnale, l’altro con un revolver nella fondina e un martello in mano.

-Devi solo stare ferma! Al resto ci pensiamo noi! AHAHAHAH- disse il primo scoppiando a ridere. Aveva i capelli a chiazze nella testa, per lo più lunghi, di colore brizzolato e nel volto si contavano tre cicatrici.

Il secondo aveva i capelli rasati e un elmo in cuoio ed il terzo, l’uomo con la pistola, con i capelli a cresta, le orecchie costellate di orecchini e uno sguardo da pazzo.

-LASCIATEMI STARE….VI PREGO!- scongiurava la ragazza annegando nelle sue stesse lacrime.

-AHAHAH…AVETE SENTITO RAGAZZI!?- disse il tizio brizzolato -LA SGUALDRINELLA VUOLE ESSERE LASCIATA IN PACE!AHAHAH- seguirono le risate degli altri.

-Tranquilla, piccola!- si avvicinava dicendole quello con la cresta – Noi ti lasceremo in pace…DOPO CHE SAREMO SAZI DI TE ED AVER SENTITO LEI- disse indicando deciso l’intimità della ragazza – URLARE DAL DOLORE! AHAHAHAH- esclamò accompagnato dalle fragorose risate degli altri mentre afferrava la ragazza per il velo in prossimità del seno.

La ragazza si avventò con le fauci spalancate verso il suo lurido braccio infangato sferrandogli un morso che gli strappò pelle e parte della carne.

Il tizio allontanò di colpo il braccio, tenendo ancora serrata la morsa della sua mano al velo di lei strappandoglielo.

-LURIDA PUTTANA!- urlò furioso con ancora l’incessante frastuono delle risate in sottofondo dei suoi amici.

Colmo d’ira si avventò su di lei e la colpì violentemente al volto con una sberla. La ragazza, completamente nuda, cadde inerme al suolo continuando a versare lacrime di angoscia e dolore e sputando sangue dalla bocca.

Dopo essersi asciugato il braccio insanguinato addosso, sputò sulla ragazza, immobile per terra e senza la minima forza di reagire.

-Se prima volevo essere clemente con te lasciandoti viva- cominciò –ADESSO TI SCANNERO’ E TI SBUDELLERO’ DOPO AVERTI STUPRATO A MORTE, CAGNA!- .

Cominciava a slacciarsi il cinturone con la foga di uno psicopatico furioso, mentre gli altri si avvicinavano alla ragazza, senza smettere di ridere, cominciandola ad accarezzare in volto e nei capelli.

-ANDATE VIA VOI!…LA PUTTANA E’ MIA!- disse ai suoi compagni fuori di sé.

- Calmati…calmati Bala! Ce n’è per tutti!- disse il tizio con l’elmo.

-No…non ce n’è per nessuno di voi! La stupro e la scanno, Rogat! Perché tu e quello sfregiato di Krapo non ve ne tornate alla carovana!?- disse Bala ai suoi compagni, quando stava per sfilarsi i pantaloni -Era pieno di troie lì! Non vorrete lasciarle tutte a quello schifoso di Glemo!?-.

Finì di parlare ed un qualcosa colpì Bala alla nuca e rimbalzò sul terreno, cominciando a rotolare.

Egli si girò di scatto dicendo –COSA DIAVOLO…!?- con le mani alle braghe. Gli altri due smisero lentamente di ridere, mentre guardavano quella cosa rotolargli incontro. Una testa mozzata si fermò in mezzo a loro, con gli occhi spalancati che fissavano il nulla e la lingua che usciva fuori dalla bocca aperta a voragine in una smorfia di cocente dolore. Una scia di sangue si lasciò dietro, lungo il percorso fatto rotolando.

- Gl…Glemo!- disse incredulo Rogat. Bala guardava confuso la scena, ancora con gli occhi da pazzo, non realizzando la situazione.

Krapo, notando una presenza, alzò lo sguardo sulle macerie e vide una figura vestita di nero, che si ergeva su un cumulo di macerie e rottami metallici, piccola parte di quel paese devastato, sotto un cielo grigio e cupo.

- Chi diavolo sei tu?- disse all’uomo in nero.

- Avevo notato quella carovana…- cominciò l’uomo -…era mia! L’avevo pazientemente seguita, e voi!? Voi avete rovinato tutto! Mi avete rozzamente preceduto nell’intento, ma non nei modi, sicuramente! Non sono il tipo da mostrare violenza gratuita a chi non la merita!-

- STAI ZITTO CANE!- urlò spazientito Bala, calandosi e afferrando il revolver dal cinturone a terra.

Puntò verso l’uomo e sparò due colpi. L’uomo in nero, contemporaneamente al primo sparo, balzò saettante verso di lui e prima che il secondo proiettile colpisse le rocce sulle quali si trovava fece scintillare la lama della sua spada e con un arco luminoso staccò di netto la mano di Bala che stringeva la pistola. Atterrò a poco più di un metro da lui, girandosi verso i tre agilmente.

- LA MIA MANO! LA MIA FOTTUTISSIMA MANO!- urlava Bala in preda al dolore. Gli altri non avevano più l’animo allegro. Erano immobili, ad ammirare la scena a bocca aperta.

- Rubare e depredare in questo lurido mondo è lecito! Ma la violenza sugli innocenti, soprattutto sulle donne, è inammissibile! Chi da dolore, dolore avrà dalla vita! Chi da morte, morte avrà!- disse l’uomo in nero.

Era una figura alta. I capelli biondo incenerito e lunghi che apparivano sotto il nero cappello, il quale gli copriva pure lo sguardo, ondulavano al vento. S’intravedeva una bocca seria e il pizzetto folto sul mento. Maglia in cotone nero, sulla quale a tracolla appariva una cartucciera in cuoio dello stesso colore, jeans neri e stivali in pelle neri. Portava un lungo cappotto, realizzato con brandelli di pelle cuciti tra loro, rigorosamente nero, e tenuto aperto. Sulla mano destra stringeva una spada, sciabola in stile rinascimentale, ed aveva un revolver a canna lunga in una fondina interna.

- BASTARDOOO!!- si sbloccò Krapo, afferrando la sua spada e lanciandosi verso l’uomo in nero.-…stolto!- farfugliò il nuovo arrivato e, non appena Krapo gli fu vicino, con un fulmineo scatto tracciò una mezza luna lucente nell’aria, dal basso verso l’alto in diagonale, con la sua spada ed il busto di Krapo fu quasi nettamente stroncato, facendo schizzare gocce di sangue fin sul volto di Rogat, il quale, prima ancora di estrarre la spada dal fodero, fu colto da una seconda scia lucente, tracciata da un’agile rotazione dell’uomo in nero, che gli staccò via il cranio dal collo.
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Yenvel
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Mer 10 Mar - 15:20

Ho letto il racconto. Mi riservo una risposta più esaustiva per il futuro.
Il racconto è buono, molto pulp e sanguinolento. Secondo me stonano un po' i nomi dei personaggi, sembrano messi lì proprio a caso, senza coerenza...
Un altro appunto riguarda lo stile: la presenza di tanti dettagli non dovrebbe essere accompagnata da uno stile tanto aulico, farei il tutto più semplice, per non rendere la lettura più pesante di quanto non dovrebbe.
Se sei daccordo potrei fare un editing al racconto e fartelo avere, così mi faresti sapere che ne pensi... che ne dici?

P.S. io alla fine il nome del tipo lo avrei detto, anche solo in un modo del genere:
"Pippo", l'uomo in nero, riflettè a lungo prima di rispondere:
-Il mio nome non importa... eccetera-

Questa indeterminatezza non aiuta il lettore, secondo me!
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Borgh
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Mer 10 Mar - 16:15

Bene, mi fa piacere che sia "buono". Per quanto riguarda i nomi dei personaggi hai ragione: alcuni sono messi a caso...altri no! Quali tra i nomi ritieni "senza coerenza"?
Cosa intendi per stile "aulico" (conosco il termine)? Descrivere i dettagli mi affascina!
Comunque...per quanto riguarda lo stile, soprattutto dei combattimenti, la mia fonte di ispirazione (anche se da sempre ho avuto un debole per l'immediatezza e la violenza nel descivere scontri e battaglie) è senza dubbio Robert E. Howard, in cui ho trovato la materializzazione delle mie idee.
In realtà l'uomo in nero ha un nome, lo dirà in seguito. E per quanto riguarda il "non dire il nome" non trovo che sia una "indeterminatezza", ma al contrario, il fatto che dia una risposta secca e immediata lo fa apparire molto deciso.
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Mer 10 Mar - 19:49

Descrivere molti dettagli va bene, però bisogna farlo, secondo me, con
parole e frasi il più semplici possibile, per non appesantire la
lettura. Ad esempio quando scrivi
Citazione :
una scia di sangue si lasciò dietro, lungo il percorso fatto rotolando
secondo me sarebbe più semplice scrivere:
si lasciò dietro una scia di schizzi di sangue, oppure quando scrivi
Citazione :
il proiettile s'avventò verso Bala e s'infranse sul lato destro del suo collo, entrando ed uscendo dalla parte opposta
io scriverei:
il proiettile s'avventò verso Bala e passò da parte a parte il lato destro del suo collo.
Comunque erano solo esempi per suggerirti di semplificare al massimo i periodi durante i combattimenti perchè le scene potrebbero risultare confuse.
Il linguaggio aulico è utilizzato a tratti e spesso fuori contesto: finchè lo usa l'uomo in nero va bene, ma se lo fa il narratore (in questo caso esterno alla narrazione e onnisciente), deve farlo sempre non saltuariamente.
Per quanto riguarda il nome del protagonista era solo una mia idea dovuta alla brevità del racconto: non posso sapere se ce ne sono altri e lo considero un autoconclusivo.
Ci sarebbe altro ma ne parleremo in seguito.
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Mer 10 Mar - 22:40

Beh! Lo stile "aulico", per così dire, lo uso solamente per i dettagli e per i combattimenti. Non tutto merita, o meglio necessita, di essere scritto in quel modo.
Per quanto riguarda i dettagli, forse hai ragione. Però, negli esempi che mi hai riportato, come ho scritto non posso non ritenerlo "ottimo" per i miei gusti (ovviamente).
Comunque, cucì...le tue critiche sono molto ben accette! Anzi...se hai qualcos'altro da dire, fallo! Poi di presenza si parla meglio.
Tutto sommato, però, come lo ritieni?
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Gio 11 Mar - 0:15

Borgh ha scritto:

Tutto sommato, però, come lo ritieni?

Mi ha fatto pensare a Solomon Kane, così, di primo acchito. Ci sarebbe molto da discutere sull'ambientazione (che mi pare intrigante) e ci sarebbe da discutere sui luoghi (Ficarazzi?).
Mi è piaciuto e a parte i piccoli difetti di cui accennavo, mi pare davvero un buon lavoro.

Ti ripeto: ti farò avere un editing del testo, dove manterrò tutto intatto, ma cercando di rendere il tutto più leggibile!

A presto!
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   Gio 11 Mar - 1:04

Esatto! Ficarazzi!
Mi fa piacere che ti sia piaciuto!
Speravo tu lo notassi! Anche io ho avuto la stessa impressione. La cosa bella e intrigante è che l'ho scritto prima di avere Solomon Kane! Ho notato parecchie somiglianze tra il mio personaggio e Solomon, leggendo i racconti di Howard...e tutto ciò rende il mio "lavoro" più affascinante ai miei occhi, naturalmente.
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MessaggioTitolo: Re: Racconto: L'uomo in nero (parte I)   

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