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 Racconto: Buio

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Scheda del Personaggio
Nome: Keern
Specie - Etnia: Umano Erkÿn

MessaggioTitolo: Racconto: Buio   Ven 8 Ago - 14:42

Luci. Colorate e suadenti. Piccole stelle che danzano, no, vibrano sfumando.
Occhi verdi che si aprono. Vitrei si spalancano, quasi a voler uscire dalle orbite. Si fissano su di un oggetto senza importanza apparente.
“No… non tu… non anche tu…”
… un sussurro rivolto ad un rossetto stretto fra due deboli dita.
Non accade nulla.
La mano che tiene il rossetto si muove lentamente, a verso le scarne labbra pallide come il viso che le circonda.
Le dita non stringono più nulla. Toccano delicatamente le labbra, ne seguono il contorno, tutta la mano si appoggia alla guancia.
Gli occhi adesso sono arrossati. Un gemito, seguito da un suono inarticolato, uno stridore cacofonico di denti digrignati, i tendini del collo sembrano voler scoppiare.
Lo sguardo si allontana di due o tre passi.
“Chi è?… chi sei che mi guardi?”
Sbatti le palpebre incredule. Sei tu che ti guardi?
“Cazzo”

Le sue mani percorrono ogni sentiero delineato dalle tue forme, profumi che suadenti riempiono le tue narici ti estasiano e poi… una serie di respiri più profondi, una dolce invasione e finalmente…
Sono pochi secondi di piacere… ma così intensi!… silenzio della mente, silenzio ed esplosione.
Lui capisce, lui sa.
Prendi una sigaretta dal pacco appoggiato al comodino e fai per accenderla, ma fra le dita non hai nulla.
Sai cosa risponderà, sai che è inutile… eppure glielo chiedi ugualmente
“Dov’è la sigaretta?”
“Quale sigaretta?”, ti chiede di rimando
“Quella che volevo accendermi”
“Ma… tu non hai mai fumato! Non c’è mai stata nessuna sigaretta”
“Ah, già”
Rassegnata a questa novità guardi le tue dita messe a V ed osservi quel sottile filo di lana nera attorno all’indice. È l’unico oggetto che non accenna a scomparire, tutto il resto è mutevole, scompare, cambia, muta forma… ma soltanto per te.
Dissolvenza.

Luci. Colorate e suadenti. Stavolta non vibrano, ma danzano coma lucciole su uno sfondo stellato.
Fatichi ad aprire gli occhi.
Sei stanca.
Stanca e disinteressata. Non hai più nulla. Perché tutto è cambiato ancora? Dov’è il comodino di palissandro? Dov’è il box della doccia? Dove sei tu?
Eccolo. Entra nella stanza col passo pesante di chi torna da un lavoro faticoso ed inappagante.
Ti vede stesa sul divano. Se conscia che lavora anche per te, ma tu… sei stanca.
“Che fai?”, chiede
“Niente”
“Capisco. Vado a prepararmi un bagno alle erbe. Vieni?”
“No, sono appena uscita dalla doccia”
Ti guarda come se avessi bestemmiato. Già, la doccia che non esiste più da quando ne sei uscita. Ti alzi e vai verso il bagno, lui ti segue.
Il bagno è piastrellato d’azzurro, ma le piastrelle non ci sono più. Solo tu ti accorgi che adesso c’è un disegno di fiori gialli e pesci. Verdi. Orribile.
La vasca da bagno riempie tutto un lato… proprio lì, dove fino a dieci minuti fa l’acqua che scrosciava dall’alto sferzava gentilmente il tuo corpo e la tua mente.
Ti giri.
Guardi lo specchio e vedi un’estranea.
“Come fai a sopportarmi?”, gli chiedi
“Senti… io mi sto lavando”
Risposta elusiva, tipica di lui. Sai che ti ama, anche se tu sei sempre diversa e lui non sembra accorgersene.
Ti guardi ancora.
Occhi verdi infossati nelle orbite. Occhiaie profonde e violacee. Rughe incipienti.
“Chi sono io?”, ti chiedi
Chiudi gli occhi. Speri che riaprendoli scompaia lo specchio e invece sei tu a scomparire.
Quando è cominciata?
Non lo ricordi. Ti duole la testa, ti senti come se ti avessero riempita di pugni. Ti guardi.
Hai le gambe piene di lividi… si piegano, ti senti svenire.

Luci. Bianche ed asettiche. Gomma e cuscini ovunque.
Due occhi sbucano da una fessura. Neri, profondi, tristemente assorti in pensieri che non saranno mai più liberi dal rimorso.
Ma cosa avrebbero potuto fare?
Aiutarti?
E come?
Non sai più da quanto, ormai. Sparivano gli oggetti, sparivano pezzi della tua vita, sparivano i ricordi e sparivano tutti e sempre durante i temporali.
Poi hai compreso.
Eri tu a sparire. A mutare forma e corpo, dimensione ed annullamento. Soltanto quel maledetto filo di lana nera ti legava alla tua anima, l’hai strappato e sei precipitata nell’abisso oscuro di un buio spazio-temporale. Adesso non sparisce più nulla e, anche se sei rinchiusa in questa stanza, stai bene.
Fra queste quattro pareti bianche, asettiche, fatte di cuscini anch’essi bianchi… non c’è nulla che possa svanire, se non la tua anima distorta.
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